L'eco della città

“Tour resistente” con l’ANPI in Valsesia

ABBIATEGRASSO – Una domenica grigia alle soglie dell’autunno ha fatto da sfondo alla gita sociale organizzata per iscritti e simpatizzanti dalla Sezione ANPI “Giovanni Pesce” per visitare il 22 settembre in Valsesia i luoghi che hanno visto alcuni tragici episodi della Resistenza contro attacchi e violenze dei nazifascisti. Una giornata intensa, in cui esperte guide hanno condotto, in tre diverse tappe, Borgosesia, Varallo e Quarona, lungo vie e piazze dei borghi dove sono accaduti scontri tra le forze nemiche, eccidi e uccisioni, hanno raccontato quegli atroci fatti facendoli rivivere davanti agli occhi, hanno soffermato l’attenzione su lapidi, targhe e monumenti eretti in ricordo di tante vite sacrificate, davanti ai quali è stata deposta una corona d’alloro. A Borgosesia, in piazza Martiri, tra la Cappella ai Caduti per la libertà e la fontana simbolo della lotta antimafia, i primi racconti. Dopo l’8 settembre ’43 moltissimi giovani lombardi affluiscono in Valsesia, tra cui un gruppo di Lodi guidato da Aniasi, che con il comandante Cino Moscatelli forma il distaccamento Gramsci sui monti lì attorno. Arrivano i fascisti della legione Tagliamento, iniziano gli attacchi dei partigiani e scatta la feroce repressione fascista, che culmina nella tortura e nella fucilazione di dieci persone, tra cui l’imprenditore Giuseppe Osella e un garzone di panetteria. Da qui, la Resistenza coinvolgerà trecento persone, ci sono partigiani quasi in ogni famiglia; gli attacchi al presidio fascista si intensificano e altri partigiani cadranno. La narrazione prosegue a Varallo, in giro per il centro storico, in un vero e proprio “tour resistente”. Nel ’44 il paese di montagna, che già vive il problema dell’accoglienza degli sfollati, viene occupato militarmente dal ferocissimo battaglione fascista Tagliamento. La città è blindata, è un fortino, per i civili è un’esperienza devastante: la guerra è entrata in casa, giorno e notte si odono colpi di moschetto e mitragliatrice. La scuola è trasformata in caserma e luogo di tortura delle persone catturate, le cui grida di dolore vengono coperte dal suono della musica. Una lapide ricorda l’impresa eroica di Musati Attilio, che da solo attacca la caserma e perde la vita. Un’altra è dedicata a Francesco Bellotti, un tipografo che, accusato di collaborazionismo, viene ucciso dai fascisti sotto gli occhi della moglie affacciata alla finestra. La guerra è ormai casa per casa, porta a porta. Un serrato combattimento nel centro del paese viene descritto nei dettagli, sembra di riviverlo, sentendo il rumore delle armi e vedendo la cappa di fumo avvolgere case e abitanti. Emergono anche le prime spie, segno del deterioramento del tessuto sociale. Più tardi, a liberazione avvenuta, ci saranno alcuni regolamenti di conti: è la logica della guerra, altra dimensione dell’essere umano. In una via del centro suonano delle fisarmoniche per una festa popolare e intonano “Bella ciao”. In una piazzetta dedicata a Pietro Rastelli, partigiano e sindaco della Liberazione, una sosta e l’omaggio di una corona d’alloro, prima di essere accolti calorosamente nella sede dell’ANPI locale. Riprende il tour e un altro episodio viene raccontato davanti al Municipio. Dopo l’8 settembre la borghesia abbandona il fascismo e i fascisti si vendicano. Il podestà di Varallo, l’industriale borghese Giuseppe Osella, diventa l’anima del movimento partigiano, finché non viene catturato e fucilato insieme ad altre nove persone, tra cui un ragazzino di 14 anni. La gente capisce che i fascisti non avranno pietà per nessuno e molti prendono le armi creando i nuclei resistenziali. Ultima tappa a Quarona, al Ponte della Pietà, dove un monumento ricorda il sacrificio di cinque partigiani giustiziati con l’impiccagione nell’agosto ’44; a due condannati si spezzarono le corde, ma fu dato ordine di ripetere l’operazione. Durante la pausa per il pranzo, chi ha voluto ha visitato anche il Sacro Monte di Varallo, creato per riprodurre lo spazio urbanistico di Gerusalemme, con le 44 cappelle edificate nel verde, che offrono allo sguardo scene corali improntate a un forte realismo per far sentire i pellegrini vicini ai luoghi e ai momenti della vita di Gesù. Un percorso di pace e di meditazione, con il pensiero rivolto alle tragiche vicende raccontate, ai tanti martiri caduti per la libertà. M.B.

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