ABBIATEGRASSO – Consulta e tavola rotonda del 4 aprile per l’audizione il 10 aprile in Commissione Sanità in Regione e la mobilitazione il 7 maggio per chiedere a gran voce, ed è possibile solo se si è in tanti, il ripristino dei servizi tolti all’ospedale Cantù, primo fra tutti il P.S. notturno, per gli oltre 83.000 abitanti dei 15 Comuni dell’abbiatense di cui Abbiategrasso è capofila. La Consulta di mercoledì 3 aprile, dopo aver discusso a lungo su come organizzare l’audizione e la mobilitazione, si è data appuntamento a lunedì 8 per un ulteriore confronto prima dell’audizione di mercoledì 10 in Regione. Giovedì 4 aprile, si è parlato pubblicamente della situazione e delle sorti dell’ospedale Cantù in Castello visconteo, dove aveva dato appuntamento il Movimento per i Diritti del Cittadino Malato. Una tavola rotonda  cui hanno partecipato il sindaco Nai, i consiglieri regionali Carlo Borghetti (Pd) ed Elisabetta Strada (Lombardi Civici Europei) e naturalmente i cittadini. Marco Bessi, presidente in carica, ha ricordato che da 26 anni il Movimento del Malato si occupa dei problemi sanitari locali e ha ripercorso la storia di quello che ha chiamato ex ospedale. Un ospedale nuovo che nel 2009 ha inaugurato la prima delle 3 palazzine con il nuovo Pronto Soccorso e che, fino al 2015 veniva descritto, da politici e dirigenti, in fase di rilancio, per poi ritrovarsi nel 2016 depotenziato a cominciare dalla chiusura notturna del P.S. Molte le azioni di protesta organizzate dal Movimento, vedi la raccolta di oltre 11.000 firme e la collaborazione con i sindaci del territorio ma senza ottenere vero ascolto e un’inversione di tendenza dalla politica regionale. Sono stati ricordati i servizi tolti, i reparti che lavorano da lunerdì a venerdì, che vengono accorpati nei periodi festivi, il personale medico e infermieristico che quando va in pensione non viene sostituito, 2 soli i primari ora presenti. Si vantano  eccellenze come l’oculistica per cui però, per una visita, c’è oltre un anno di attesa. Per non parlare del servizio di Continuità Assistenziale, che si chiamava Guardia Medica, prestato ora da un medico, che da una stanza  del P.S. chiuso, di notte risponde per lo più al telefono. Insomma un lungo elenco di elementi negativi di una realtà sanitaria non adeguata ai bisogni della popolazione. Il sindaco Nai che è anche presidente della Consulta cittadina di cui fan parte anche 2 sindaci dell’abbiatense, il presidente del distretto Marelli, sindaco di Morimondo, e Perfetti, sindaco di Gaggiano, ha ricordato gli importanti appuntamenti del 10 aprile e del 7 maggio. Ha detto che “la battaglia da portare avanti è soprattutto politica e la pressione del territorio non cede ma aumenta perché più passa il tempo e più siamo incazzati se non danno risposte positive… Il 7 maggio ci dev’essere una presenza istituzionale forte, con tutti i sindaci e i consiglieri comunali che rappresentano i cittadini ma anche tanta gente, perché la politica regionale non possa voltarsi dall’altra parte. Non ci illudiamo che la battaglia sarà semplice, tutte le forze politiche danno sostegno, ma non promettete solo perché in campagna elettorale, impegnatevi concretamente. Si dice che il P.S. non può riaprire perché ci sono mancanze? Ebbene ripristiniamo quel che serve. Non bastano le giustificazioni portate e i numeri citati vanno valutati, anche in prospettiva”. Carlo Borghetti, consigliere regionale Pd, che da sempre segue e conosce bene la situazione, ha detto di ricevere ogni giorno messaggi e segnalazioni di  “chiusure di reparti  in ospedali di mezza Lombardia, uno stillicidio in una Regione che si vanta di essere un’eccellenza. Una politica sanitaria regionale che investe più sulla sanità privata e toglie a quella pubblica. Anche Abbiategrasso sta subendo un progressivo indebolimento ma visti i 30 milioni investiti, non si può permettere di togliere un petalo alla volta, come a una margherita, facendo sì che alla fine non sia più un fiore e, in questo caso, un ospedale se, senza P.S. e con meno servizi. Non più un ospedale ma un semplice Presidio e un cronicario. Dicono che non ci sono i requisiti, ho chiesto più volte di indicare cosa manca e qual è l’investimento da fare ma non lo dice nessuno…In questi giorni si sta rifacendo il Poas, determinante per il futuro del Cantù. Ci sono ospedaletti che non hanno più senso ma non certo il Cantù che, pur lavorando in rete, deve rimanere un ospedale. Nelle risposte di Gallera all’interrogazione del 2/4 in Consiglio Regionale anche affermazioni che non corrispondono alla realtà come quando ha detto che, la sera, in 10 minuti si può essere al P.S. di Magenta o al S.Carlo a Milano”. Elisabetta Strada che ha presentato l’interrogazione con cui ha chiesto a Gallera quali politiche ha in mente per il Cantù, ha riferito che l’assessore  ha ribadito che non riapre il P.S di notte perché non c’è la Rianimazione mentre ha citato una serie di ‘prove’ di potenziamento che in realtà sono solo servizi ambulatoriali che non compensano quanto è stato tolto. Sono seguiti interventi e domande dal pubblico, come l’invito del cons. Finiguerra a “non continuare a porgere l’altra guancia, a fare appello alla delibera della precedente Commissione Regionale che aveva votato la riapertura del nostro P.S.”. Molti gli accenni ai problemi causati dal sovraffollamento a Magenta che costringe a lunghissime attese e disagi per anziani e a chi non sa come tornare a casa di notte da un P.S di  Magenta o Milano. Considerazioni sulle dichiarazioni di Gallera che imputa la chiusura alla mancanza della Rianimazione, non presente però  in altri ospedali anche privati che certo non risultano in chiusura. Un invito da parte di tutti e a tutti,  a mobilitarsi, dalla presenza il 7  maggio, sembra proprio dipendere il futuro del Cantù. Per questo dobbiamo esserci, altrimenti non potremo poi lamentarci, perché…chi tace, se non si è lì, in Regione pensano che si è d’accordo con il trasformare un ospedale di 137 anni in un cronicario. Enrica Galeazzi

 

 

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