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Rimaflow: chiesta l’archiviazione delle denunce ai lavoratori

TREZZANO S/N – Il Consiglio comunale aperto sulla Rimaflow è terminato con quello che Gigi Malabarba ha definito “un importantissimo risultato”: i capigruppo di Pd, Forza Italia, Controcorrente, Lega Nord, Cinque Stelle hanno sottoscritto un documento che Guido Gervasoni non ha firmato perché voleva riflettere sul contenuto (il capogruppo di Trezzano Oltre ha però sottoscritto l’appello di Rimaflow che chiedeva un incontro urgente con il prefetto). Il documento che si andava a firmare conteneva la richiesta alla Magistratura di archiviare le denunce penali emesse a seguito della relazione dell’Ufficio tecnico comunale del 30 dicembre 2014. Si chiedeva ad Unicredit di formalizzare il comodato d’uso contenuto nella bozza di protocollo d’intesa definito in Prefettura il 13 aprile 2015 e la convocazione di un tavolo negoziale con la presenza di tutte le parti. Alla seduta consiliare c’erano tutti tranne Unicredit. Numerosi gli interventi. Gigi Malabarba ha parlato di “tacito consenso della Proprietà”: “Non è stata tollerata un’attività…è stata richiesta! E questo ha un risvolto giuridico. Speriamo di non dovere andare in tribunale, ma se ci andassimo stravinceremmo”. Malabarba ha ribadito che la Rimaflow ha provveduto a rimuovere gli illeciti, che non esiste occupazione abusiva e che certi cavilli ostacolano il percorso della Cooperativa il cui sogno è restituire il lavoro a tutti gli ex operai Maflow. Davide Salluzzo di Libera ha dichiarato che le denunce nei confronti dei lavoratori sono state un eccesso di zelo e allora, si domandava, perché non agire anche nei confronti di quegli amministratori che nulla hanno fatto per “riportare la legalità”? Nello stesso senso viaggiavano le argomentazioni di Massimo Lettieri (Rimaflow), il quale ha spiegato che quelli che fanno il mercatino non sono commercianti, non hanno partita Iva, fanno appena sei esposizioni l’anno come da regolamento regionale. Adesso ci sono 6mila euro di sanzioni amministrative sulle spalle di persone disoccupate. Lettieri ha evidenziato come la gestione dei capannoni da parte della Rimaflow sia servita anche per eliminare dalla zona un giro di prostituzione (tanto che anche il Comitato di Quartiere Boschetto sostiene Rimaflow); ha ricordato come negli anni molti cittadini abbiano usufruito degli spazi (es: la festa degli scout) e molte associazioni tra le quali Villa Amantea che ha permesso che nei locali “non ad uso residenziale” alloggiassero dei profughi. Chi non si è lasciato convincere da questi argomenti è stato il vicesindaco Mimmo Spendio: “Non si facciano battaglie ideologiche per sfuggire ad obblighi normativi. Dimostrateci che gli abusi non ci sono più. Se non vi danno la Scia un motivo ci sarà. Se l’ordinanza è sbagliata, ricorrete. Che importa se da voi sono venuti personaggi famosi, se siete andati dal Papa? Organizzare eventi senza permesso e occupare spazi con destinazioni diverse è garanzia di trasparenza secondo voi? Il fine non giustifica i mezzi”. Ma per dimostrare quanto l’Amministrazione Comunale vada incontro alla Rimaflow si è ragionato sul mercatino, la cui scomparsa rappresenta la perdita di una fondamentale fonte di reddito. L’assessore Damiani ha proposta di collocarlo in via Metastasio. Resta un nodo da sciogliere: secondo Damiani, Unicredit si è resa disponibile a lasciare in comodato gratuito uno dei capannoni, il 30 per cento dello spazio. Secondo Malabarba invece tale ipotesi sarebbe negoziabile. E’ impossibile prevedere cosa accadrà, ma intanto Rimaflow ha ottenuto delle commesse per la costruzione di bancali in legno e attende solo l’accordo per partire; prosegue nel recupero di apparecchiature elettriche usate per evitare che diventino rifiuti, si è accordata con l’Istituto Franceschi per consulenza informatica gratuita e ha inaugurato la Casa del Mutuo Soccorso, spazio a disposizione dei delegati sindacali e dei lavoratori/ lavoratrici per organizzare progetti di solidarietà. E non dimentichiamo l’appello firmato da personaggi quali il Presidente della Bolivia Evo Morales, il giurista Stefano Rodotà, il giornalista Salvatore Cannavò, l’attore Paolo Rossi. Valentina Bufano

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