ABBIATEGRASSO – E’ successo sabato 16 giugno verso le 11, una testimone ci dice: “Ero al bancomat di via Teotti, un uomo è arrivato in bicicletta, ha chiesto se funzionava, poi improvvisamente è caduto a terra e non rispondeva”. Altri testimoni nei giorni seguenti ci hanno detto che uno dei presenti, volontario in Croce Azzurra, si è precipitato in piazza Marconi a prelevare il defibrillatore con cui ha rianimato l’uomo in attesa dell’ambulanza arrivata, ci dicono, da Buccinasco e dell’auto medica inviata da Vigevano. Putroppo non si è riusciti a salvare la vita a R.C. e nonostante non ci possa essere alcuna certezza che potesse andare diversamente, abbiamo ricevuto più di una segnalazione di cittadini indignati perché, nonostante la presenza di un ospedale con P.S. aperto, per lo meno di giorno, le ambulanze  vengono inviate dal 118 anche se  lontane dal luogo dell’emergenza  e indirizzate sì nell’ospedale ritenuto più appropriato per la patologia ma con una perdita di tempo che mette a rischio vita. Una preoccupazione che si è fatta concreta e forte nel marzo 2017, dopo la pubblicazione della lettera di Donatella e Roberto Aosani che descrivevano nei particolari quanto accaduto a un loro congiunto, di 58 anni, deceduto per una crisi respiratoria in ambulanza. Ambulanza attesa per 30 minuti a cui si è aggiunto il tempo per arrivare a Magenta. Nella loro lettera, oltre ad esprimere rammarico per la chiusura notturna del P.S. di Abbiategrasso perché, hanno scritto, “da più parti ci è stato detto che piuttosto di avere un’assistenza di serie B è meglio non averla e puntare ad un servizio più efficiente nelle vicinanze. Poi ti succede quello che abbiamo vissuto…” ed ancora: “Davamo per scontato che un’ambulanza fosse sempre pronta ad Abbiategrasso, almeno per prestare il primissimo soccorso, invece la realtà è diversa e preoccupante…” Una preoccupazione che alimenta segnalazioni e che trova  riscontro anche nell’allarme lanciato in questi giorni dal presidente della Società italiana sistema 118, contrario alla sostituzione del n. 118 con il 112 come numero unico. Infatti dichiara che nello smistamento delle telefonate si perde tempo prezioso nel soccorso salva vita. Sarebbe stato meglio aggiungere il 112 al 118, non sostituirlo. L’allungamento dei tempi, secondo il presidente dott. Mario Balzanelli, costa un tempo che l’emergenza non si può permettere, perché sostiene che “anche quaranta secondi” possono voler dire vita o morte. Soprattutto in caso di arresto cardiaco, per ogni minuto che passa il rischio aumenta pericolosamente. Avere la possibilità di stabilizzare il paziente come è più volte accaduto al P.S. di Abbiategrasso, prima di trasferirlo altrove, ha significato la salvezza. Un tema molto dibattuto, un allarme lanciato dai media, sempre più sentito anche dagli abitanti dell’abbiatense che non si rassegnano alla soppressione del P.S. notturno e alle novità che li mettono sempre più a rischio. E.G.

 

 

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