ABBIATEGRASSO – L’Eco della città ha ospitato con una diretta Facebook Gianluigi Mussi, meglio conosciuto come Giangi, vicepresidente della Consulta Giovani che ha comunicato di voler  fare una proposta. “In realtà è un appello – afferma Giangi – che faccio per la seconda volta da libero cittadino, smettendo i panni della Consulta, propongo un referendum consultivo comunale per il Piano Attuativo Essedue, non per quello di BCS che è già stato adottato ed essendo molto avanti con l’iter, non ci sono più margini di tempo, siamo già alle osservazioni e probabilmente andrà in porto”. Il referendum l’aveva già proposto durante la presentazione del Comitato “Abbiategrasso che vorrei”, ricordo che secondo l’avvocato Fossati, lo statuto prevede che il referendum possa essere richiesto, al posto della raccolta firme, con il voto di 2/3 dei consiglieri comunali. Ricordo anche che il consigliere Finiguerra si era detto pronto a presentare la proposta in Consiglio ma il Comitato ha preferito la raccolta firme non per indire il referendum ma per esprimere parere contrario ai Piani attuativi di Essedue e Bcs, ritenedo che per il referendum forse non ci fossero i tempi. Qual è il suo pensiero? Giangi: “Io credo che invece probabilmente per Essedue i tempi ci sono, ho consultato il regolamento dei referendum, c’è scritto chiaro e tondo che entro 30 giorni dal deposito delle firme, in questo caso di 16 dei 24 consiglieri comunali, ovvero i 2/3, leggo che ‘la Commissione decide definitivamente sull’ammissibilità del referendum dandone notizia al presidente del Comitato promotore, decorso infruttuosamente detto termine la richiesta di referendum si intende accolta. Dopo di che entro 10 giorni dal giudizio definitivo  della Commissione, oppure del silenzio assenso, quindi 40 giorni, 30 più 10, il sindaco indice il referendum per una data compresa entro il novantesimo giorno decorrente dal  giudizio definitivo della Commissione’. Quindi è vero che una volta indetto il referendum si può svolgere anche entro 3 mesi, ma mi sembra un po’ strano che una volta indetto il referendum poi venga ritirato”. Secondo lei, visto che servirebbero le firme di 16 consiglieri, ce ne sono 9 di minoranza, pensa sia possibile raggiungere i 2/3? “Dico che secondo me, è un’opinione personale, con rappresentanti dei gruppi di maggioranza o parte di loro e l’opposizione o anche solo una parte di essa, si può arrivare a 16”. Peraltro il sindaco Nai, se non ricordo male, si era detto non contrario a un eventuale referendum, perché convinto che la maggior parte degli abbiatensi si sarebbe espresso a favore dei centri commerciali e non contro. Quindi si tratterebbe di un referendum voluto in fondo dal sindaco. Giangi risponde: “Se il sindaco battezzasse questo referendum sarebbe un atto di grande coraggio, nel caso vincesse il ‘sì’, bisognerebbe accettarlo così come se vincesse il ‘no’, potrebbe sembrare una bestemmia a chi, tra i più radicali, è contrario al Parco Commerciale, ma io sono più dell’idea che la partecipazione popolare, soprattutto su temi di questo tipo, che hanno a che vedere con le generazioni a venire, con il nostro futuro, i cittadini debbano potersi esprimere. Un’operazione democratica, l’appello lo rivolgo a tutti i 24 consiglieri e al sindaco, uno per uno, potrò non essere ascoltato ma io ci ho provato, qualora non se ne discutesse, sarebbe secondo me un’occasione  persa per Abbiategrasso”. Enrica Galeazzi

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