TREZZANO S/N – Intervista a Cynthia Collu. Primo romanzo, “Una bambina sbagliata”, nella collana Oscar Mondadori. Cynthia Collu, di cosa parla il tuo secondo romanzo “Sono io che l’ho voluto” (Mondadori) e perché? “Affronta il tema di quelle che vengono definite ‘molestie morali’ o anche ‘violenza domestica’. La protagonista è una donna, bella intelligente e colta, ma incapace di liberarsi dalla soggezione psicologica del marito, incapace di difendersi dalle continue denigrazioni che ledono la sua autostima e la sua dignità. Il tema è la violenza psicologica all’interno della coppia, quella violenza sommersa, non visibile, che coinvolge famiglie di qualsiasi ceto sociale, violenza ancora più pericolosa di quella fisica in quanto meno riconoscibile e che spesso si perpetra nella porta accanto alla nostra, scorrendo nascosta al nostro sguardo. Infatti il maltrattamento psicologico, contrariamente a quanto si è portati a credere, è una delle forme più pericolose e dannose dell’abuso: un livido dopo alcuni giorni sparisce; una ferita alla propria autostima potrebbe non guarire mai, portando la donna a pensare di ‘meritarsi’ la violenza del marito. Il protagonista maschile, anche lui colto bello e intelligente, diventa un uomo che usa violenza – psicologica o fisica su una donna. Ho tentato di capire le motivazioni che portano una donna a subire e un uomo a diventare un violento. Ho cercato quindi di vedere anche il punto di vista del partner ‘maltrattante’. Perché un uomo colto, dai gusti raffinati, amante del teatro, si comporta da carnefice con la moglie? Che cosa gli fa ritenere di essere nel giusto nel maltrattarla, nel denigrarla e tenerla in un costante stato d’animo di malessere e insicurezza?”
Perché presentarlo a Trezzano accanto a Demetra Donne?
“Il mio romanzo è stato presentato a Trezzano con la collaborazione di Demetra Donne intanto perché vivo qui, poi perché sono una volontaria al Centralino antiviolenza di Demetra, dove si raccolgono eventuali telefonate di donne che chiedono aiuto per poi indirizzarle verso gli esperti dei vari settori (avvocati, psicologi, ecc.)”.
Pubblichi con la Mondadori. Come ci sei riuscita? Hai frequentato un corso di scrittura creativa?
“Spesso mi viene chiesto di raccontare come è potuto succedere quello che io chiamo ‘il miracolo’. Frequentavo un corso di scrittura a Milano. Le lezioni erano tenute da scrittori e da editor. Noi allievi scrivevamo racconti che venivano letti durante le lezioni. E’ successo che sono stata notata, i miei lavori piacevano. Allora ho preso il coraggio a quattro mani e ho chiesto a un docente se poteva darmi il suo parere su un romanzo che avevo scritto. Il romanzo gli è piaciuto molto e con mia grande emozione l’ha portato in Mondadori. Non mi prometteva niente perché, prima di arrivare alla scrivania del boss, avrebbe dovuto ricevere altri consensi da parte di “lettrici” (che poi ho scoperto essere scrittrici di fama!). Ho avuto l’onore di essere apprezzata anche da loro. Finalmente il romanzo è stato letto dal Direttore della narrativa. E anche il boss ha detto ‘sì’. La mia storia di scrittrice era iniziata. Personalmente non ritengo che una scuola creativa possa dare a una persona quello che non ha di suo. Può sì aiutare a capire alcune cose dello scrivere, ma la bravura o il talento sono discorsi a parte. Però permette di stare tra gente che scrive, e questo è importante per ‘crescere’ in questo difficile mestiere che, oltre alla bravura, richiede impegno, dedizione, fatica e tantissimo duro lavoro”. Valentina Bufano

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