Riceviamo e pubblichiamo da Andrea Pasini, giovane imprenditore di Trezzano sul Naviglio, attento ai temi di attualità: ” Sono sempre più convinto  che andrebbe con estrema urgenza reintrodotta la leva militare. Ci vorrebbe una vera e propria proposta di legge urgente che  reintroduca  il servizio di leva su base regionale per minimo sei mesi. Farebbe sicuramente il bene di tanti giovani. È indispensabile e doveroso far sì che i nostri ragazzi crescano con la schiena diritta in un contesto sociale dove siamo arrivati addirittura a che certi liceali si sono permessi  di insultare e picchiare gli insegnanti in aula e per di più  talvolta seguiti dai genitori. In Italia occorre riportare un po’ di ordine, disciplina e rispetto nei giovani e non solo. Penso altresì che un esercito di leva rappresenti solo un bene per la nostra democrazia.

 La leva aiuta infatti ad educare i nostri giovani e a dare loro gli strumenti per fare il loro ingresso, con coscienza, nella società. Il servizio militare educa e responsabilizza. Reintrodurre il servizio militare e civile significa ricordare ai nostri ragazzi che, oltre ai diritti, esistono anche i doveri.
Non è un caso che alcuni paesi stiano andando controcorrente, in barba ai dettami del politicamente corretto della sinistra, reintroducendo la leva obbligatoria. Ne è un esempio la Grecia, che il gennaio scorso ha annunciato attraverso il suo ministro della Difesa Nikos Panagiotopoulos che il periodo di servizio militare, insieme al reclutamento di ufficiali professionisti, sarà prolungato da 9 mesi a un anno.
Io sono Andrea Pasini un giovane imprenditore di Trezzano Sul Naviglio e non credo di esagerare quando dico che i nostri giovani, oggi più che mai, hanno bisogno di un’esperienza del genere. I dati sono sotto gli occhi di tutti. Secondo un’indagine della Fondazione Brf onlus, oltre il 22 per cento dei ragazzi (quindi oltre un adolescente su cinque) rientra nel range di dipendenza patologica da smartphone. L’8,5 per cento ammette persino di diventare irritabile senza il telefonino accanto a sé. Quasi il 26 per cento si sente triste se non è in grado di connettersi a internet e il 12 per cento ha affermato che spesso/molto spesso diventa ansioso o agitato se gli viene proibito l’uso dei social; il 16 per cento si distrae dallo studio; il 17 per cento sente spesso il bisogno di utilizzare i social e, infine, il 13,24 per cento ha affermato che spesso ha provato a non utilizzarli senza però riuscirci. Ma non è solo l’uso dei social e dei telefonini ad aver di fatto reso una gran parte delle nuove generazioni dei ragazzi che hanno totalmente perso i veri e sani valori della vita. I giovani di oggi  ignorano l’educazione, il rispetto verso il prossimo, ignorano cosa significhi il sacrificio per guadagnarsi qualcosa, il rispetto per le gerarchie e le istituzioni ed il tasso di giovani che hanno problemi psicologici è purtroppo in continua crescita. E questo è dovuto alla totale  incapacità di riuscire ad affrontare i vari problemi che la vita ti riserva quotidianamente.
 L’indagine annuale dell’Istituto Piepoli racconta come i livelli di stress si stiano alzando in maniera allarmante. Il 23% degli intervistati riporta infatti un basso livello di stress, il 43% un livello medio e il 34% alto. Per aiutare questi giovani ad uscire da questa situazione è consigliabile un po’ di naja per raddrizzargli la spina dorsale. La leva obbligatoria è stata fondamentale per i giovani che hanno avuto la fortuna di effettuarla.
La leva obbligatoria non serve per creare guerriglieri, ma uomini con la U maiuscola. La naja corrisponde ad un periodo formativo che aiuta i ragazzi a crescere e a responsabilizzarsi. Li educa alla vita, insegna loro a cavarsela da soli e gli permette di vivere in una società dove bisogna rispettare delle regole, dove esiste e va rispettata una gerarchia esattamente come nel mondo del lavoro.
E’ un periodo di crescita individuale e di corpo, cioè di comunità, che non lede l’intelligenza della persona ma anzi che la stimola e valorizza.
 In una società affetta da narcisismo patologico è quasi innovativo vedere un gruppo di ragazzi imparare per la prima volta a rifarsi il letto e a rispettare gli ordini. Fare il servizio militare non significa imparare la violenza, o passare mesi imbracciando un fucile. Significa crescere, diventare uomini consapevoli, pronti ad affrontare le difficoltà della vita ed imparare a condividere. Disciplina, umiltà, fatica, comunità, eroismo, dignità.
 Perché questi valori non possono essere insegnati attraverso un televisore. Ma vanno insegnato sul campo. Diamo ai nostri giovani un’insegnamento per cui ci ringrazieranno negli anni a venire. E non è vero che tutti quelli che hanno subito la naja la ricordano come un periodo di torture e soprusi. Forse all’inizio hanno incontrato difficoltà nell’integrarsi nel nuovo mondo, ma alla fine ne sono usciti uomini veri, forse all’inizio hanno pianto per aver lasciato la propria famiglia, ma alla fine hanno pianto di nuovo per aver lasciato i loro compagni. Quello che serve ora in Italia è maggiore coesione fisica tra i giovani, attualmente coesi solo virtualmente tramite le nuove tecnologie, privi di esperienze forti capaci di plasmare il loro carattere.
La leva obbligatoria servirebbe sicuramente allo scopo, una esperienza forte e soprattutto concreta per distaccarli dal mondo virtuale immergendoli in quello sociale, e per farli tornare con i piedi per terra. È sempre più urgente insegnare ai giovani cosa significhi il sacrificio, il rispetto verso gli altri e delle regole, il valore della legalità, dell’altruismo come condivisione e del rispetto verso le istituzioni. I social, la tv, l’attuale scuola e i genitori di oggi purtroppo non sono più in grado di forgiare il carattere dei giovani ed infatti ogni anno sempre più giovani soffrono di problemi psicologici e cadono in depressione perché non sono più in grado di affrontare gli ostacoli anche piccolo della vita quotidiana. Diamo loro invece tramite un periodo di leva militare obbligatoria la possibilità di diventare persone complete, educate  e coraggiose lontane da “mi piace” e pollici in su. Andrea Pasini Trezzano Sul Naviglio

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