“Siamo alla fine della democrazia rappresentativa, fondata su un rapporto di osmosi tra i cittadini e i loro rappresentanti ? Fino a poco tempo fa è stato proprio così.  – afferma Andrea Pasini, giovane imprenditore di Trezzano sul naviglio – Gli elettori  disertano le urne, i partiti si svuotano di iscritti e di militanti, la fiducia nelle istituzioni è ai minimi termini. In sintesi, i cittadini sono senza politica. In parallelo, la politica sembra non avere bisogno dei cittadini e risponde alla loro disaffezione con riforme decise da una stretta oligarchica politico-economico-finanziaria spesso sovranazionale, anzi direi quasi sempre sovranazionale. Anche perché oramai l’Italia è stata svuotata quasi completamente della sua sovranità economico-finanziaria dalle grandi lobby europee. Alla fine, poi, era proprio questo che volevano i padri fondatori dell’Europa: “Sottrarre la sovranità a certi paesi per agevolarne altri”  e questo oramai è palese a molti. Tutto ciò deve farci porre una domanda: siamo alla fine della democrazia rappresentativa ? La risposta potrebbe  essere prematura, trattandosi di un problema tutto sommato abbastanza recente, non che prima non ci fosse, ma era mano sentito di oggi. In questo momento storico non ci sono molte ragioni per essere ottimisti. La possibilità di una ripresa, o di un nuovo inizio, dipenderà dal fatto che le strade dei cittadini e quelle della politica tornino, in qualche modo, ad incontrarsi. A fronte di una “crisi conclamata delle culture politiche tradizionali”, esiste una cultura della cittadinanza, dei diritti e dei doveri, rispondente e responsabile convinta che i cittadini, debbano contare. E non più essere contati. Ogni tanto mi pongo una domanda su come sarà il futuro della politica del nostro paese: “Cittadini senza politica o politica senza Cittadini” questo è il dilemma ! Questa è una domanda che credo proprio, io, non sia l’unico a pormi ed alla quale è difficile trovare purtroppo una risposta. – prosegue Andrea Pasini –  Questi temi della rappresentanza e della rappresentatività politica hanno sempre riscontato una certa attenzione nell’opinione pubblica perché sono dei punti di riferimento concreti in termini di attuazione dei principi democratici. Gli interrogativi che ho posto emergono dalle istanze che stanno divenendo sempre più pressanti da elezione ad elezione, da referendum a referendum. Deve essere questo il terreno di confronto partendo dalle considerazioni sull’utilità delle consultazioni popolari, dei rappresentanti e dei partiti politici, della necessità della partecipazione politica sociale, sino all’ultima ed inquietante domanda sulla possibilità di vivere nell’epoca della fine della democrazia.  Da qualche  tempo a questa parte però sembra che un politico in particolare stia riuscendo a riavvicinare il popolo alla politica. Questa persona sta dimostrando giorno dopo giorno di sapersi confrontare con la gente con discorsi semplici, discutendo di problemi reali che tutti i giorni la maggioranza dei cittadini si trovano a dover vivere sulla propria pelle, sì comporta in modo semplice, sobrio e non pecca mai di presunzione ne di arroganza, mangia come il popolo, si muove in mezzo al popolo, parla con il popolo. Insomma  si comporta da persona normale in un paese dove i politici erano diventati anormali. Non  è il solito politico che vive una realtà parallela a quella reale che vivono tutti i giorni i cittadini, che pensa di essere superiore ai cittadini e che parla di problemi che non toccano minimante la vita dei cittadini. Sto parlando di Matteo Salvini, che sta dimostrando nel quotidiano  la sua grande capacità di capire le esigenze del  popolo, delle persone normali. Salvini parla e incarna il pensiero da bar, quello dell’uomo comune che si informa sui social come Facebook e per questo risulta intellegibile a tutti. Comprende dove vanno gli umori del popolo e cerca le soluzioni concrete per risolverli. Matteo Salvini reincarna una politica che richiama altre epoche e che si sta riaffacciando con decisione in Italia e in Europa dove i movimenti e i valori del centrodestra sono sempre più presenti nelle piazze. Per questo le prossime elezioni europee saranno il banco di prova per la tenuta della federazione europea. Perché di questa Europa la

Maggior parte degli italiani e dei popoli europei ne sono stra stanchi e stufi. Noi vorremmo un’Europa, come uno spazio senza muri e dove i diritti e la crescita personale fossero garantiti a tutti e non solo a pochi . Dalla prossima primavera la maggioranza del parlamento di Bruxelles potrebbe essere in mano, e noi lo auspichiamo vivamente, a movimenti come quello di  Matteo Salvini Premier. Partiti Sull’onda Italo- ungherese con tutte le forze populiste presenti in Europa che si stanno continuando a rafforzare per nostra fortuna e che stanno iniziando a preoccupare seriamente i burocrati europei della svolta che potrebbe prendere la politica a breve in europea, dove le sinistre stanno toccando il loro minimo storico, lasciando campo aperto a questa ondata di sano populismo. Tutti i partiti sentono l’urgenza di riorganizzarsi in fretta in vista dell’appuntamento elettorale europeo, dalla sinistra di Potere al Popolo al Pd, passando per Forza Italia e tutti quei partiti che negli ultimi tempi stanno vivendo una crisi profonda e che credo anzi ne sono certo scompariranno definitamente tra non molto . Non tutti hanno le idee chiare su come affrontare la prova senza sparire, ma Salvini si. Arrivata al governo con il 17 per cento, la Lega in pochi mesi ha sfiorato il 30 per cento.  Ed ora i sondaggi danno la Lega, anzi scusate danno Matteo Salvini perché se si vuole essere onesti è solo merito di Salvini, della sua capacità, della tenacia, della forza di volta, della correttezza e della grande passione che ha dimostrato e che ha consentito alla Lega di crescere come mai aveva fatto prima. Così il leader leghista potrebbe spazzare via l’idea di centrodestra come concepito fino ad ora. Perché ampiamente superata. E andare nella direzione di federare intorno a sé quanti condividono la visione securitaria che sta imprimendo alla sua esperienza di governo, che i sondaggi mostrano piacere anche ad una parte dell’elettorato 5 stelle. Alle prossime elezioni quindi potremmo e vorremmo che si configurasse uno scenario nuovo, senza coalizioni di partiti attaccati con la colla per l’occasione elettorale, ma solo grandi partiti contenitore con dei leader carismatici come proprio Matteo Salvini. Proprio quest’ultimo  ha capito che i partiti non servono più, che sono contenitori vecchi per una società vecchia che è sempre più liquida e in movimento. Sarà un inverno caldo e in Europa c’è già chi ha iniziato a sudare freddo. conclude Andrea Pasini di Trezzano Sul Naviglio 

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