Andrea Pasini, imprenditore di Trezzano sul Naviglio: “”La mafia e l’Ndrangheta  vanno combattute ogni giorno, e bisogna ricordare che ogni giorno loro sono sempre vive e continuano ad espandere la loro rete criminale. Troppo spesso, per non dire sempre, ci si dimentica che L’Ndrangheta e la Mafia non hanno mai purtroppo le batterie scariche, e giornalmente mettono in ginocchio l’Italia e gli italiani, con le loro attività criminali. Spesso per non dire sempre, gli italiani, si ricordano delle mafie e degli eroi dell’antimafia solo in alcuni giorni particolari dell’anno  e non costantemente mantenendo sempre viva l’attenzione su questo problema e su chi ha sacrificato la propria vita per combatterlo e su chi tutti i giorni  dedica il proprio tempo e le proprie energie per combattere queste organizzazioni criminali rischiando anche la propria vita per garantire alle persone oneste e per bene di poter vivere da uomini liberi.  Ma chi combatte davvero la mafia? E chi può sconfiggere davvero la mafia? La risposta alla prima domanda è pochi, la risposta alla seconda domanda è tutti. Da giovane imprenditore  mi rendo sempre più conto come chi può fare molto, in realtà fa davvero poco. Io sono Andrea Pasini un giovane imprenditore della provincia di Milano e che vive in un comprensorio di paesi: Corsico, Buccinasco, Trezzano Sul Naviglio, Rozzano, Assago  e Cesano Boscone dove ormai purtroppo da decenni sentiamo parlarle di organizzazioni mafiose e dello schifo che hanno portato nel nord Italia. È importante sottolineare che gli eroi dell’antimafia, che hanno dato la vita per combattere le  organizzazioni criminali, erano uomini normalissimi, persone come noi. Probabilmente nessuno ci ha mai fatto caso o nessuno ci vuole fare caso ma tutti gli eroi dell’antimafia sono stati uccisi mentre svolgevano le proprie normalissime attività. Paolo Borsellino ad esempio  si stava recando a trovare sua madre ed è proprio lo che la mafia lo ha brutalmente ucciso con gli angeli della sua scorta e Giovanni Falcone stava tornando nella sua Palermo per godersi il weekend dopo una settimana passata a Roma ed a Capaci la mafia con non so quanti kg di tritolo ha fatto saltare una autostrada ed ha provocato la morte del Giudice Falcone della moglie e degli angeli della sua scorta. Ognuno di loro stava facendo cose normali, sono stati uccisi nella loro normalità. Erano uomini come noi, con un senso del dovere, con un grande coraggio e con la schiena dritta, ma alla fine erano uomini proprio come noi. Erano uomini però, che sono stati lasciati purtroppo da soli. È troppo facile, anche se è vero, dire che lo Stato li ha lasciati soli, ma è più difficile, ed ugualmente vero, dire che gli italiani li hanno lasciati soli. Italiani che sono esplosi di rabbia solo dopo la strage di Via D’Amelio, ma che hanno aspettato la morte di molti altri eroi prima di muoversi se così si può dire. Ma ora io mi chiedo: dove sono tutte quelle persone che esplodevano di rabbia ai funerali di Paolo Borsellino e di Giovanni Falcone ad esempio? Che fine hanno fatto? La risposta è semplice: sono rimasti a godersi la propria tranquillità. Sono stati zitti, in silenzio, agevolando indirettamente  le organizzazioni criminali . afferma Andrea Pasini, imprenditore di Trezzano sul Naviglio – Ogni tanto qualcuno scrive post eroici ed anche commuoventi sui social network per pulirsi una coscienza probabilmente abbastanza sporca. Una domanda però è bene porsela: per cosa combattevano Falcone, Borsellino e tanti altri uomini veri dello Stato? Combattevano  per mettere fine alla mafia ed al malaffare , questo è certo, e combattevano anche per una Italia migliore e per garantire la libertà. Ma combattevano anche e sopratutto  per cambiare la mentalità delle persone, che da decine di anni erano consenzienti, che per decine di anni hanno accettato in silenzio lo schifo mafioso. Ecco il vero problema! Il vero problema si chiama omertà. Da giovane italiano, purtroppo, devo ammettere che è la dura verità. Da giovane imprenditore italiano  devo ammettere che non ci siamo mai battuti fino in fondo al fianco di chi tutti i giorni prova a fermare la mafia e L’Ndrangheta. Da giovane italiano devo vergognarmi anch’io per tutto quello che non ho fatto, e che non ho detto ne abbiamo detto, per aiutare chi ha dato e per chi rischia tutti i giorni la propria vita per difendere l’Italia e per difendere la Libertà degli italiani. Sono gli italiani per bene ed onesti che possono distruggere la mafia e L’Ndrangheta.  I magistrati che provano a farlo, combattono contro i mafiosi di spessore con grande coraggio e decisine. Ma se arrestano un mafioso o un ndranghetista di spessore  , ecco che un mafiosi più  piccolo è pronto a diventare un un pezzo grosso e la catena non si arresterà mai. Se, invece, noi italiani ci impegnassimo a combattere proprio i pesci piccoli con dei semplici,  ma quotidiani gesti dimenticando di avere paura di questa  gentaglia, iniziando a denunciare i soprusi e le angherie e affrontando con la testa alta di chi non ha timore e di chi ha deciso da che parte della barricata stare e cioè dalla parte dello Stato è della legalità ecco che non ci sarebbe più un ricambio di questi balordi, o quanto meno si ridurrebbe drasticamente ed ecco che le organizzazioni criminali inizierebbero piano piano a morire. Purtroppo, ed anche questa è una cruda verità, le mafia fanno comodo a molte persone. Persone che ad esempio cavalcano l’antimafia, e di conseguenza la mafia, per avanzare nella carriera e mantenere una faccia pulita, quando in realtà è più sporca del fango. Così come persone che hanno millantato amicizie secolari con questo o quell’altro eroe ucciso dalla mafia, e magari si sono incontrati una sola volta nella vita. In tutto questo mio pensiero, una sola cosa è importante: la mafia e L’Ndrangheta si possono e si devono combattere, e chi lo deve fare è soprattutto il popolo italiano. – prosegue Andrea Pasini, imprenditore di Trezzano sul Naviglio – Siamo noi persone normali che però non dobbiamo avere timore di metterci la faccia in questa vera e propria battaglia contro questi balordi. Dobbiamo urlare il nostro ribrezzo verso i mafiosi e gli ndranghetisti, dobbiamo parlare male di loro e fare muro tra loro e la società e sopratutto tra loro e i giovani. Loro non devono poter entrare nelle nostre vite, nelle nostre aziende, nei nostri negozi e dobbiamo avere il coraggio qualora provino a farlo di denunciare alle istituzioni preposte. E le istituzioni preposte devono avere l’obbligo di proteggere anche a vita se necessario e dare sicurezza a chi ha il coraggio di denunciare perché solo così si concretizzerebbe quel percorso anche e sopratutto psicologico che consentirebbe a molte più persone di prendere quel coraggio che adesso manca perché in troppe volte abbiamo sentito di persone vittime delle mafie che hanno denunciato e lo Stato alla fine li ha abbandonati a loro stessi. Ecco queste cose non debbono più succedere. Dobbiamo insegnare ai nostri figli che i mafiosi e chi vive di illegalità  rappresentano  il male e lo schifo della società e vanno combattute con tutte le nostre forze. Dobbiamo spiegare ai nostri figli che questa gentaglia attenta la nostra libertà e per questo va combattuta.  La trasformazione culturale che serve, e che ci si aspettava, non è ancora stata fatta. Non del tutto almeno. La nuova generazione, questo è certo, in futuro avrà una responsabilità importante, perché secondo me sarà la prossima generazione quella che trasformerà la mentalità dell’assuefazione alla mafia. Bisogna cambiare per trasformare e ripulire l’Italia da Cosa Nostra e dall’Ndrangheta. Bisogna cambiare per non dimenticare chi avrebbe sempre voluto questo cambiamento. Bisogna cambiare perché “La mafia non è affatto invincibile. È un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine” (Giovanni Falcone). Forza allora. Uniamoci  tutti e mettiamoci la faccia in questa lotta, senza avere paura. Oggi più che mai serve stare al fianco dello Stato e di chi indossa una divisa e lo rappresenta con onore ed onesta  e che quotidianamente rischia la propria vita per combatte la criminalità, il malaffare e le mafie” conclude Andrea Pasini di Trezzano Sul Naviglio 

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