Pasini: “La flat tax di Orban funziona: boom delle aziende italiane che si spostano in Ungheria”


L’Ungheria è diventata per le aziende italiane il nuovo Eldorado. Sembra proprio essere questa la realtà che si profila a Budapest, dove grazie al regime fiscale proposto dal governo ungherese, il trasferimento di aziende italiane è ormai in continua crescita da anni, addirittura una al giorno, come riportato da il Sole 24 Ore.  La questione è molto semplice: il regime fiscale proposto dall’Ungheria sovranista di Orban fa sì che gli imprenditori italiani trovino all’interno dell’Unione europea un sistema talmente favorevole da scegliere la via del Danubio. La flat tax di Orban è una realtà che piace molto agli imprenditori. E i numeri del resto non possono che confermare il perché di questo spostamento degli interessi italiani verso il territorio ungherese. Con un a tassazione al 9% per le società  dal 2017 e del 15% per le persone fisiche dal 2011 è del tutto evidente che le imprese italiane non abbiano motivi per non trasferirsi in Ungheria. Tanto è vero che la Commissione europea da almeno un anno ha messo sotto stretta osservazione il governo di Budapest, colpevole, a detta dell’Unione europea, di aver messo in atto una politica molto aggressiva sotto il profilo fiscale a scapito degli altri Paesi dell’Unione europea. Ma il governo ungherese non sembra particolarmente propenso ad ascoltare i dettami di Bruxelles. E fa piu che bene a mio modesto parere! E continua nella sua politica di sfida nei confronti del regime fiscale europeo totalmente sbagliato. Per l’Italia, la questione è particolarmente importante visto che l’Ungheria attrae costantemente società che di fatto fanno perdere al nostro Paese produttività, manodopera e capitali per trasferirsi nel Paese magiaro.  Il Sole 24 Ore, spiega molto bene che ogni giorno in Ungheria nasce una società a capitale italiano. A farla da padrone sono le attività commerciali all’ingrosso e al dettaglio. A ruota le attività immobiliari poi quelle manifatturiere e professionali e via via. Attualmente in Ungheria ci sono circa 3.000 aziende Italiane che contano quasi 30.000 dipendenti e producono un fatturato di oltre 3.4 miliardi di euro. Di sicuro il sistema fiscale pesa moltissimo nella scelta di queste aziende di aprire una azienda  in Ungheria. Negli ultimi 22 anni, le aliquote sul reddito d’impresa sono scese dal 18% al 9%, le società che investono in ricerca e sviluppo pagano il 4,5%. Inoltre, l’Ungheria ha avviato da tempo una politica di accordi fra imprese e governo che di fatto aiuta questo traffico di arrivi dal resto dell’Europa verso l’Ungheria. E a tutto questo, si aggiunge un Paese che ha da tempo avviato una forte politica di innovazione e di crescita infrastrutturale. La deregulation fa sì che costruire e fare impresa sia sempre più facile. E Orban si è assunto l’onere anche di guadagnare meno dalle tasse nel primo periodo pur di attrarre investitori, capitali e aziende. Per gli imprenditori, specialmente stranieri, evadere è molto difficile. Innanzitutto perché si paga molto poco, inoltre perché il controllo dello Stato è capillare e e non conviene perdere la fiducia delle autorità locali. In sostanza, alla persona che decide di fare impresa in Ungheria non conviene affatto evadere. Io Andrea Pasini di Trezzano Sul Naviglio da giovane imprenditore auspico che al più presto anche il governo italiano persegua una strada simile a quella scelta da Orban in Ungheria. La Lega di Matteo Salvini sono sicuro anche tra non molto metterà in pratica ciò che ha promesso in campagna  elettorale e cioè la proposta di una flat tax secca per le imprese e qualora si realizzasse sarebbe per le aziende italiane una vera e propria manna dal cielo. Andrea Pasini Trezzano Sul Naviglio

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