TREZZANO S/N – Intervistiamo Andrea Pasini, un giovane imprenditore di Trezzano Sul Naviglio, senza peli sulla lingua: “Non mi vergogno di dire che grazie all’incompetenza della classe politica che da decenni occupa la Camera e il Senato ,l’Italia è il paese dove si spendono peggio i soldi pubblici. E’ urgente una rivoluzione della classe politica nel nostro paese. Ci auspichiamo che il governo se mai  riuscisse a nascere dopo le elezioni di marzo si impegni a parlare meno il politichese e inizi a fare i fatti. Mettendo in atto azioni concrete che vadano nella direzione di  risolvere i problemi che da decenni ormai logorano gli italiani”.

Come sta andando secondo lei l’economia italiana?

“Partiamo da un dato, ahinoi, conclamato, l’Italia è il Paese dove il danaro, versato in tasse da parte dei cittadini, viene speso nel peggiore dei modi possibili. La competitività italiana non sta migliorando, anzi a livello economico, supercazzole a parte, è in fase di stallo da troppo tempo. In termini di “agonismo” finanziario siamo classificati al quarantacinquesimo posto su scala mondiale. L’Italia come fanalino di coda, dietro alle potenze economiche, ma quel che è peggio dietro ad economie in via di sviluppo. Uno smacco, per quella che fu la quinta economia mondiale. Intollerabile. Gran parte di questo risultato dipende dalla cattiva gestione inerente alla spesa pubblica. L’apparato statale, burocrazia docet, è un dato di forte negatività che appesantisce, trascinando verso il basso, l’ossatura economica della nazione. Le prestazioni del settore pubblico restano scadenti, con una amministrazione statale pervasiva ed un sistema giudiziario altamente inefficiente. Tra i sotto-indicatori utilizzati per valutare la Pubblica Amministrazione, il dato più sorprendente ed avvilente lo fornisce quello sullo “spreco della spesa pubblica”, che misura quanto efficientemente vengano consumati i soldi dei contribuenti. In questa classifica l’Italia si posiziona al centotrentesimo posto su centotrentasei Paesi al mondo: è il peggiore tra i paesi dell’Unione Europea”.

Come “misurare” la qualità dei servizi in Italia?

“Parliamo di percezione, ma il problema è che non riusciamo a misurare l’efficienza della spesa. Così facendo precipitiamo verso l’oblio. Lo scorso anno, sulle colonne de Il Foglio, Carlo Cottarelli, dirigente dell’Osservatorio sui Conti Pubblici dell’Università Cattolica del Sacro Cuore ed ex commissario governativo alla spending review ha dichiarato: “Quello che manca sono indici oggettivi per misurare la qualità dei servizi e della trasparenza della spesa. Il Regno Unito dalla metà degli anni 90 ha introdotto indicatori per valutare i programmi di spesa e gli obiettivi raggiunti a distanza di tempo. Questi indici sono poi la base per fare, ogni 2-3 anni, le spending review”. Purtroppo non finisce qui. “Con la riforma della legge di Bilancio del 2009 sono stati individuati degli indicatori, ma è una cosa molto pro forma. Sul piano delle riforme per migliorare l’efficienza, i passi più avanzati sono stati fatti con l’accorpamento degli acquisti di beni e servizi in 34 soggetti aggregatori, mentre per quanto riguarda la riforma della PA bisognerà vedere l’implementazione effettiva”. Infine, inerente alla difesa strenua dei privilegi dei privilegiati: “Per rendere un sistema più efficiente occorre misurare ciò che funziona per responsabilizzare il personale e premiare chi se lo merita. E ciò deve valere sia per i dirigenti sia per i dipendenti””.

Cosa ne pensa della spending review?

“In un articolo, apparso alcuni giorni fa sulle colonne de Il Giornale, leggiamo: “In un saggio pubblicato su Lavoce.info, Perotti riporta la risposta della Corte costituzionale a una sua richiesta di chiarimenti sugli apparenti risparmi sulle pensioni di giudici e dipendenti che compaiono nei bilanci. La Corte mette per iscritto che ‘fin dal 2014 è stata avviata un’opera di razionalizzazione e di riduzione della spesa, nell’ambito della quale ha influito in modo rilevante anche l’attuazione della legge Fornero’, allega i dati dal bilancio consuntivo, che fino a poche settimane fa non aveva mai pubblicato, secondo cui tra il 2013 e il 2016 ha risparmiato ben nove milioni su 62, un bel 15 per cento. In realtà, osserva Perotti, ‘c’è stata una piccola riduzione delle retribuzioni nette dei giudici, grazie alla riduzione dello stipendio da 465.000 euro a 360.000 euro entrata in vigore nel maggio 2014. C’è stata anche una leggera riduzione delle retribuzioni nette del personale di ruolo e di altro personale. Ma c’è stato un aumento, non una riduzione, delle pensioni nette pagate’”. Gira e rigira la spending review rimane al novero delle fake news che affossano il nostro Paese trascinandolo negli abissi dello spreco”.

In conclusione…

“Torniamo alla porta di Cottarelli, che riferendosi all’infinita diatriba tra privato ed intervento pubblico, afferma: “Non c’è dubbio che ci sia un problema di perimetro della spesa. Ci sono società partecipate locali che fanno cose che il privato potrebbe fare meglio. E’ chiaro che dove ci sono fallimenti di mercato deve intervenire il pubblico, ma spesso c’è un’opposizione ideologica a far entrare il privato in certi settori”. Più spendi, meno spendi diventa più spendi, più sperperi in un’ottica all’italiana che affossa l’economia nazionale. In gioco c’è la sopravvivenza fiscale di questo lembo di terra, ma i politici usa e getta di questi decenni pensano solamente ad ingrassare le proprie tasche, lasciando incerto il domani della nostra Nazione”.