ABBIATEGRASSO – Nelle sale del sotterraneo del Castello visconteo, le affascinanti antiche scuderie del maniero abbiatense, in mostra fotografie emblematiche di “Gioia, fatica,dolore” nel ciclismo e opere pittoriche di Gabriele Poli che abbiamo incontrato subito dopo la partenza del Giro, giovedì 24 maggio, mentre era intento a rispondere alle domande di una scolaresca in visita. Gabriele Poli vive e lavora a Milano dove si è diplomato all’Accademia di Brera. Negli anni ‘80 iniziava la sua attività espositiva con mostre nazionali e internazionali. Le sue opere sono presenti in vari musei e luoghi pubblici, quelle ospitate ad Abbiategrasso in occasione del Giro d’Italia sono un ciclo pittorico che l’artista ha dedicato ai ciclisti e che trae spunto dalla ‘patafisica’ la corrente artistica nata dallo scrittore e drammaturgo francese Alfred Jarry che viene definita “la scienza delle soluzioni immaginarie”. Jarry paragona la passione di Gesù a “una pedalata in salita”. Poli ha trasferito quella fatica, sofferenza e riscatto, allo sport del ciclismo. Mette anche in relazione un corpo con una struttura rigida, la croce come il telaio metallico. Un’ispirazione che lo ha stimolato a studiare il movimento del corpo con la bici, il ciclista da solo o in gruppo viene ritratto da angolazioni e prospettive diverse. Si colgono esplorazione, ricerca e soprattutto il desiderio di esprimere le proprie intime emozioni. Poli mette sempre al centro l’uomo, un individuo che lotta e che cerca il riscatto sociale ma vuole anche recuperare la dimensione spirituale. “Nei campioni del ciclismo – dice Poli – vedo l’uomo della strada che trova nello sport il suo riscatto”. E ogni opera è una tappa, una tappa del suo percorso di vita, c’è il dinamismo che ricorda i maestri futuristi, sono tappe cromatiche che raccontano anche emozioni. E.G.

 

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