ABBIATEGRASSO – Alcuni genitori di bimbi che frequentano una scuola dell’infanzia privata si dicono stupiti e contrariati perché ai loro figli nella mensa scolastica vengono serviti piatti che fanno parte di un menù alquanto strano, che rasenta lo stile di vita vegetariano/vegano ed è ritenuto poco adatto a bambini nella fase della crescita. Il menù invernale prevede, infatti, la carne solo tre volte al mese, il prosciutto una sola volta sulla pizza, il pesce una o due volte a settimana, il dolce una sola volta a settimana al posto della frutta, per il resto nei primi piatti pasta e riso integrali, per lo più cucinati con verdure, o creme di verdure, e ancora verdura e legumi a volontà nei secondi piatti e nei contorni. Alcuni secondi piatti, serviti a bambini dai tre ai cinque anni, lasciano davvero perplessi: burgher con semi di lino e quinoa, ceci all’olio e rosmarino, misto di verdure crude, carote e finocchi in pinzimonio. Il menù estivo, se vogliamo, è anche peggio, poiché vi compaiono in abbondanza insalate di farro o d’orzo con verdure, cous cous con ceci, polpette di ceci, farro al pesto, tortino con verdure e piselli. Immaginiamo che davanti a questi piatti i bambini mostrino un po’ di resistenza, se non un totale rifiuto, tanto da tornare a casa affamati, mentre molto cibo viene buttato aumentando lo spreco, senza contare che gli alti costi delle rette vengono sborsati dalle famiglie inutilmente. I genitori hanno poi scoperto che questi menù ricalcano pari pari quelli presenti in un documento dal titolo “Mangiar sano…a scuola”, che si può consultare on line sul sito dell’ATS (Agenzia per la Tutela della Salute) Milano Città Metropolitana. E’ un documento d’indirizzo per l’elaborazione dei menù nella ristorazione scolastica, al fine di combattere l’obesità nella fascia infantile e abituare i bambini a mangiare più verdura e frutta. “Acquisire fin dalla più tenera età un modello alimentare orientato soprattutto al consumo di alimenti di origine vegetale (verdura, frutta, cereali, legumi) – recita il documento – rappresenta un importante obiettivo sia nutrizionale che di salvaguardia ambientale”. Le famiglie dovrebbero essere coinvolte in questa “rivoluzione alimentare”, che non può essere calata dall’alto e applicata in toto dall’oggi al domani. Quello che ci sembra mancare, infatti, è la discussione su questa nuova filosofia, su cui si potrebbe anche non concordare, in tutto o in parte, e l’applicazione graduale nelle diverse realtà. Piatti molto diversi dai tradizionali vanno fatti conoscere gradualmente nell’arco del mese, non presentati ogni giorno della settimana. Così si rischia il rifiuto del piatto particolare e il digiuno del bambino. M.B.

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