ABBIATEGRASSO – Dopo due anni di pandemia, in cui era vietata, è tornata nella serata di giovedì scorso, inserita come bella tradizione nella Festa Patronale della nostra città, la processione con il simulacro della Madonna Addolorata per le vie del centro storico.

Ad annunciare l’evento tanto caro agli abbiatensi il suono delle campane a distesa, che ha richiamato numerosi fedeli nella basilica di Santa Maria Nuova, vestita a festa, addobbata con nastri azzurri sulle colonne e con tutte le cappelle illuminate dalla luce delle candele.

Nelle navate si è recitato, con preghiere e canti, il Vespro solenne e si è formata poi all’esterno nel cortile, dove la statua della Vergine era in attesa,  una lunghissima processione che ha visto sfilare Croce e Cantari, le Confraternite, le Associazioni, i Ministri Straordinari dell’Eucaristia, il Gruppo Sportivo dell’Oratorio San Gaetano, il Complesso Bandistico “La Filarmonica”, la macchina con i cantori e i lettori, le suore, i chierichetti, i sacerdoti, la statua della Madonna Addolorata, le autorità cittadine e molti fedeli. Tutti quanti, tra canti, preghiere, letture e invocazioni a Maria, musiche intonate dalla Banda, hanno attraversato alcune vie e piazze del centro cittadino, deserte e poco illuminate, dove nel buio spiccavano i lumi posti sulle finestre di alcune abitazioni e sulla lunga facciata del vecchio Istituto Golgi, oltre agli addobbi luminosi attorno a un balcone e all’immagine della Vergine sull’angolo di via Annoni.

Al ritorno in chiesa, la statua ha fatto il suo ingresso in mezzo ai fedeli che affollavano le navate ed è stata riposizionata in fondo alla navata destra, accompagnata dapprima dalle note della Banda e poi dalla recita della lunga sequenza di litanie. Mons. Innocente Binda ha, quindi, proposto come riflessione alcuni passi della lettera pastorale dell’arcivescovo Carlo Maria Martini all’inizio del nuovo millennio, trovandola ancora di grande attualità per noi: “La Madonna del Sabato Santo, chiusa nel suo composto dolore, diventa per noi madre e maestra, come lo è stata per i primi discepoli. Il suo comportamento ci richiama a essere sempre più discepoli di Gesù convinti e, colmi di speranza, protesi verso il futuro. I discepoli del Sabato Santo portano con sé la memoria di quanto hanno vissuto con il Maestro, ma si tratta di un ricordo carico solo di nostalgia. Noi pure portiamo impresse le orme di un’insopprimibile memoria cristiana, ce lo ricordano le nostre chiese, le feste, le celebrazioni, le opere d’arte. Anche noi nel nostro piccolo ricordiamo, in questa Festa Patronale, con il cuore colmo di gioia e di gratitudine, i 60 anni di elevazione a Basilica Romana Minore della nostra chiesa di Santa Maria e ciò ci rende un po’ orgogliosi.

Ma la memoria di tali radici potrebbe essere per noi semplice oggetto di nostalgia, forse anche un po’ di tristezza, una memoria quindi inoperosa. La Madonna del Sabato Santo vive invece la memoria quale luogo di profezia: ricorda per sperare, rivisita il passato per aprirsi al futuro. Ci insegna a recuperare la memoria non solo come elemento di tradizione, ma anche come stimolo al progresso. Dovremmo chiederci alla scuola della sua fede, ricca di speranza, in che maniera valorizzare, aggiornandole al presente, le grandi tradizioni del passato. La Madonna del Sabato Santo è la Madonna dell’attesa, non un’attesa rassegnata e delusa, ma un’attesa carica di speranza.

L’assenza di speranza è forse la malattia mortale delle nostre coscienze di oggi. Siamo spesso rassegnati a essere cristiani, non contenti e orgogliosi di esserlo. Dobbiamo essere testimoni di speranza, anche controcorrente, con la parola e con la vita. Noi non dobbiamo temere il futuro, ma dobbiamo agire per preparare il futuro, un futuro che dobbiamo sperare ricco di Pace per tutti gli uomini e le donne di tutti i popoli del mondo, un futuro capace di legami, di amicizia, di solidarietà, di attenzioni a chi è nel bisogno, un futuro di giustizia e di carità. Chiediamo, dunque, alla Madonna Addolorata di stare anche con noi, come con i primi discepoli, per confortarci, rimetterci insieme, incoraggiarci nel nostro cammino”.

Dopo queste parole, è stata recitata un’orazione finale e impartita, tra nuvole d’incenso, la solenne benedizione, seguita da un ultimo canto. Alle porte della chiesa, un ultimo saluto rivolto dalle note della Banda e l’offerta da parte della Confraternita di un trittico in cartoncino con l’immagine dell’Addolorata e una preghiera da rivolgerle nei momenti di sconforto per far rinascere la speranza. M.B.

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