ABBIATEGRASSO – A marzo dicevamo “andrà tutto bene” e “questa pandemia ci renderà migliori”. Un ottimismo che ci ha aiutati ad affrontare una guerra difficile, da combattere contro un nemico invisibile, subdolo e crudele, nella prima fase soprattutto con le persone rese più fragili dall’età che toglie energie e certo non migliora le patologie pregresse. Una falcidia di over 70enni mentre  la seconda ondata sembra colpire ora generazioni più giovani. Una seconda ondata preventivata e annunciata ma non altrettanto prevenuta, con un’adeguata organizzazione né da parte del governo e neppure dalle Regioni. Così il vantaggio  di contenimento che all’Italia, tra i primi Paesi ad essere colpita duramente, veniva riconosciuto, ora risulta vanificato. Il disagio sociale si è manifestato prima ancora della rinnovata emergenza sanitaria. Assistiamo a un’escalation  di proteste di quasi tutte le categorie, non sono certo accettabili le azioni di violenza e vandalismo ma le proteste dei lavoratori della ristorazione, dello sport, di tutti i settori penalizzati, sono comprensibili  e resi tali soprattutto da misure sempre più restrittive che risultano contraddittorie. Difficile accettare perché sia possibile pranzare ma non cenare in un ristorante. Difficile capire perché l’aperitivo al bar sia possibile alle 18 e non alle 19. A questo proposito, ci è stato segnalato, anche ad Abbiategrasso, l’assembramento nei bar e per le strade di sabato verso le 17.30. La chiusura dei bar alle 18 infatti favorisce assembramenti invece della consueta, diluita distribuzione dell’affluenza se possibile  fino alle 20. Vengono segnalati anche i disagi di chi attende un tampone e che per la difficoltà di effettuarli, in Lombardia, è costretto a una quarantena più lunga del previsto. Contraddittori anche le file di ambulanze in attesa di sbarellare nei P.S. degli ospedali, mentre si riducono le strutture e le prestazioni in tanti ospedali lombardi. Chiusure ovunque, temute, ormai attese con rassegnazione ma anche con disperazione e rabbia. Una rabbia che si scatena sempre più anche nelle case, dove basta un nonnulla per scatenare reazioni violente di cui sono vittime in particolare le donne e i figli. Preoccupa un nuovo possibile lockdown, soprattutto le famiglie con più figli e genitori che devono lavorare da remoto. Spesso in famiglia hanno un solo computer che serve però sia al genitore che ai figli che devono seguire le lezioni da casa, negli stessi orari. La didattica a distanza purtroppo non è garantita per tutti, non tutti i ragazzini hanno un mezzo informatico a disposizione e molti non hanno accanto un adulto in grado di aiutali ad utilizzarlo. Così la scuola che dovrebbe sopperire alle differenze sociali, è impotente mentre il divario peggiora. Inutile anche dire che le conseguenze psicologiche saranno pesanti per tutti, dagli ultra70enni se segregati in casa e isolati, ai ragazzi costretti sempre più a sostituire il reale con il virtuale. La “distanza” che dovrebbe proteggerci dal virus rischia di presentare un costo pesantissimo. E.G.

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