TREZZANO S/N – Abbiamo intervistato Andrea Pasini, imprenditore trezzanese e interessato di attualità, per parlare dell’occupazione in Italia. Le sue parole esprimono totalmente il malcontento di milioni di italiani: “Italiani, mi rivolgo a voi. Mi raccomando continuiamo a farci prendere per i fondelli dalla nostra classe politica. Classe composta da cialtroni e da incompetenti, capaci solamente di mangiarsi, legislatura dopo legislatura, la nostra meravigliosa Patria. I dati della CGIA di Mestre sono a dir poco inquietanti. Negli ultimi dodici mesi hanno abbassato la saracinesca circa 158 mila negozi e botteghe di artigiani. Volte sapere, di conseguenza, quante persone sono rimaste senza lavoro? Circa 400mila. Un’enormità. I numeri parlano chiaro e fanno male a tutta la nazione. Gli artigiani ed i piccoli commercianti sono in ginocchio, mentre strisciano sul viale del tramonto. Una vera e propria ecatombe quella che i dati ci raccontano in maniera fredda ed impietosa. Il lavoro vivisezionato sul tavolo di un obitorio”.

Secondo lei la ripresa tanto decantata è reale?

“I vari governi, senza legittimazione popolare, sfilati in questi anni ci raccontano che si intravedono segnali di ripresa e che l’occupazione sta crescendo in maniera esponenziale. In che mondo vivono? Quale Italia stanno amministrando? La realtà conosce soltanto crisi, calo dei consumi, tassazione, burocrazia, mancanza di credito e l’impennata del costo della vita. Queste le principali cause che hanno costretto molti piccoli imprenditori a doversi arrendere davanti alla bancarotta, alle richieste delle banche, al cappio che stringe i gangli vitali delle imprese. Cappio apposto al collo degli impresari da parte dello Stato. Se, inoltre, teniamo conto che negli ultimi 15 anni le politiche commerciali della grande distribuzione si sono fatte sempre più aggressive, per molti artigiani e piccoli negozianti non c’è nessuna via di scampo. L’unica soluzione, la più amara ed avvilente, è stata quella di gettare definitivamente la spugna”.

Lei è un imprenditore ed è anche più informato sulle condizioni delle imprese in Italia, ci può dare qualche dato?

“Questa veloce ed inarrestabile frana è proseguita anche quest’anno. Tra giugno 2016 e giugno 2017 il numero delle imprese attive, nell’artigianato e nel commercio al dettaglio, è calato del 1.2 per cento. Parliamo di 25.604 mila unità andate perdute. Molte, se non tutte, delle quali per sempre. Negli ultimi otto anni il numero delle aziende è passato 1.463.318 a 1.322.640. Cronache di una strage (annunciata). Mentre le attività del commercio al dettaglio sono diminuite, ma in misura più contenuta. Eppure questi numeri fanno rabbrividire e non lasciano ossigeno alla nostra linfa vitale”.

Uno scenario davvero preoccupante… e i politici cosa fanno? 

“Andare avanti in questo modo non è più possibile. Siamo alla canna del gas. La politica, da sinistra a destra passando per il centro, senza dimenticare i vari pseudo-movimenti fini a se stessi, è capace di fare soltanto chiacchiere. Parole su parole che stordiscono la capacità di comprensione del popolo tricolore. Fanno finta di litigare in pubblico, si accusano delle peggiori nefandezze, si scontrano l’uno contro l’altro, perché le cose non funzionano, ma alla sera cenano insieme alla faccia dell’elettore. (Quasi) amici esclusivamente del capitale. La necessità è una sola. Un imperativo che deve ridestare le coscienze del nostro governo. Dare uno slancio ed un rilancio, definitivo, alla crescita e conseguentemente all’occupazione. E’ necessario salvare la cultura del lavoro di questo Paese dalla svalutazione che i mestieri, capaci di donarci questa nazione, stanno subendo in maniera drastica. L’economia italiana è l’ossatura, è la spina dorsale di una Patria che non vuole cedere ad un domani fatto di miseria e rammarichi”.

Come risolvere questa situazione?

Nessuno di loro è in condizione di fermarsi un secondo e pensare a come risolvere, in modo concreto, queste vicissitudini surreali. Metterci una pezza? Proporre idee concrete? Non sia mai. Per coprire la voragine, che a breve ci inghiottirà, non bastano gli ammiccamenti e le parole a metà. L’economia italiana è un colabrodo, una vergogna interplanetaria, in modalità autodistruzione, tenuta in piedi dai sacrifici cinquantenari di chi ha reso grande l’Italia. Le piccole e medie imprese, che rappresentano la parte più importante del nostro sistema economico, giornalmente sono costrette a litigare e a chinare la testa davanti ad una tassazione arrivata a livelli vessatori. Senza dimenticare la burocrazia infame che stronca ogni possibilità di guadagno da parte degli imprenditori. Nessuno vuole evadere, ma vivere sì. Caso chiuso. I cavilli burocratici e le lungaggini degli uffici ti logorano facendoti perdere mesi, per non dire anni, di lavoro. Ci rendiamo conto che nazioni con un’economia più fragile e meno complessa della nostra ci hanno sorpassato a velocità doppia? Che vergogna. Che amarezza. Il Paese più rigoglioso al mondo ridotto alla fame da politici inetti. Dobbiamo tifare rivolta ed innescare una rivoluzione epocale per non morire sotto le macerie di questa Italia malata”.