ABBIATEGRASSO – Il 4 maggio apre la fase 2, una boccata d’ossigeno per  chi può effettuare asporto e consegne a domicilio che però, temono molti commercianti, non basterà. Nell’incertezza generale si aggiungono protocolli sanitari da osservare, mascherine, guanti, disinfettanti, separé, una riorganizzazione che ha dei costi che vanno a peggiorare i problemi economici dovuti alla chiusura che non coincide però con il fermo dei pagamenti. Bar e ristoranti  devono attendere un altro mese anche se sono pronti a riaprire, pur sapendo che la riapertura  sarà comunque una prova di sopravvivenza vista la riduzione degli spazi, il dimezzare dei posti, le ridotte capacità di spesa della clientela e se va bene vedranno probabilmente gli introiti futuri dimezzati. Una situazione che, dicono molte segnalazioni, rende la riapertura prevista il 1° giugno, troppo tardi per salvare tante attività. Tante piccole imprese difese finora con orgoglio, perché frutto di tante fatiche proprie e spesso di familiari e collaboratori, una ricchezza di saperi, di esperienze, di valori messi a rischio da chi sembra non aver compreso che il virus si sta battendo con il distanziamento, misure di igiene e dispositivi adeguati e soprattutto con un trattamento sanitario tempestivo. Non c’è ancora un vaccino ma molti guariscono con il plasma dei  già risanati ed è provato che migliorano con clorochina, con eparina, cortisone. Tutti farmaci di provata efficacia, soprattutto se utilizzati in una fase iniziale della malattia, per evitare di arrivare in Terapia Intensiva, a un passo dalla morte. In questo scenario clinico in cui il contagio appare gestibile, risulta incomprensibile alla maggior parte degli italiani che la fase 2 sia ancora più vicina al lockdown  e non ben organizzata dal governo per una effettiva ripresa, seppur con rigide regole da osservare. Fermo restando il preteso rispetto di determinati obblighi come distanza, guanti, mascherina, da tempo in vigore, la politica ha l’obbligo di rilanciare l’economia paralizzata dal Coronavirus. Se la fase 2 “concessa” dal premier Conte non preoccupa più di tanto chi ha un reddito assicurato, pensionati e dipendenti statali ad esempio, sta provocando angoscia e proteste in ogni settore imprenditoriale. I commercianti in molte città, anche ad Abbiategrasso come si è visto sui social, simbolicamente hanno consegnato le chiavi del proprio esercizio alle istituzioni per dire loro che stanno condannando a probabili chiusure definitive. Gli stessi che contestano, c’è da scommetterci, metteranno disperatamente in campo nuove idee e ulteriori sforzi per non perdere il loro lavoro. Basterà? La coscienza civile dei cittadini è aumentata, si assiste a molteplici prove di solidarietà, ora serve più che mai una classe dirigente capace, con esperienze concrete perché il “non lasciare nessuno indietro” non sia solo uno slogan. Ha creato malumore l’ennesima assunzione di oltre 400 consulenti. Le scelte fatte sembrano portare alla distruzione di posti di lavoro nel momento in cui è indispensabile costruire. Enrica Galeazzi

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