L'eco della città

“Impronta”… lascia il segno

ABBIATENSE – Tra le “aperture giovani” che l’Eco della città è orgoglioso di presentare, certo non poteva mancare il ristorante “Impronta” di via Pisani Dossi 28 ad Albairate, una scoperta entusiasmante. Gli chef hanno meno di 30 anni, il proprietario Andrea Colombara ha 25 anni, lo affianca Ars Malak che ne ha 29 e con cui condivide una passione smisurata per la cucina. Hanno entrambi un diploma alberghiero, si sono conosciuti in Sicilia, lavoravano al ristorante 2 stelle Michelin, La Madia. Nel periodo tragico della pandemia è nato il progetto ora concretizzato: il ristorante “Impronta”. Con i due chef, completano la squadra il maitre di sala Ciccio e la deliziosa cameriera abbiatense Elisa. L’obiettivo condiviso come dice Ars è  “portare nell’abbiatense una cucina fresca e mediterranea” e l’impeccabile maitre aggiunge “con il gioco dell’atmosfera di sala…” Dal giardino sul retro con parcheggio, dove è possibile pranzare, cenare, ma anche gustare nel gazebo un cocktail, saliamo nelle sale interne dalla scorciatoia che permette uno sguardo sulle cucine. All’interno, in un ambiente dove la semplicità è sinonimo di eleganza e raffinatezza, chiedo cosa caratterizza i loro piatti. “La freschezza e la qualità del pesce e di tutte le materie prime – risponde Ars – tutto quello che viene servito ai commensali è fatto in casa, dal pane alla pasta, ai sorbetti, gelati e ai dolci. Produciamo tutto noi”. Presentateci alcuni piatti che consigliate: “Ad esempio il crudo di pesce Impronta – esordisce Andrea – con cui invitiamo il cliente a giocare con gusti e sapori, il pesce non lo condiamo, uniamo ingredienti aromatizzanti…” Una sorta di sushi italiano, un altro piatto descritto poi è lo spaghetto, fatto da loro, alle vongole, adagiati su un pesto di lattuga di mare o la visione a 360° della cucina Impronta con il menù degustazione. Per prenotare un tavolo da martedì sera a domenica, occorre telefonare al n. 02.91439075 del ristorante che… lascia un’impronta. Terminava così l’intervista ma l’impronta lasciata dopo aver terminato la cena, si è rivelata indelebile grazie anche alla competenza e presentazione del maitre. Dal calice di benvenuto da una cantina di Milazzo, all’olio siciliano in cui intingere pane e grissini ancora tiepidi. L’entrata con un fondo di datterini che incontra pane croccante ricoperto da spuma di mozzarella con semi di basilico lascia stupefatti. Per non parlare dello sgombro ai sapori mediterranei con cipolla in agrodolce e molto altro, in un piatto che è anche un quadro. E quando dopo il sorbetto mela, limone, basilico, ti arriva un dolce come il cannolo siciliano ma con ricotta al latte vaccino e gelato con pistacchi, ti rendi conto di aver fatto un’esperienza sensoriale inaspettata e incredibile. Ritorna subito in mente una dichiarazione degli chef: “Teniamo molto alla cura del prodotto e a soddisfare il cliente che deve andare via di qua felice”. Provare per… credere alla felicità.  Enrica Galeazzi

 

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