MORIMONDO – Un bell’evento, come sempre, quello ospitato nella magnifica cornice dell’abbazia di Morimondo nel weekend del 20 e 21 maggio: la famosa “Trecentesca” ad opera della Compagnia di Porta Giovia, in collaborazione con la Parrocchia e il Museo dell’Abbazia. La manifestazione internazionale di ricostruzione storica riguarda la battaglia di Casorate del 1356, dove si fronteggiarono l’esercito milanese comandato da Lodrisio Visconti e quello filo imperiale di Carlo IV di Boemia, alleato con la coalizione anti-viscontea del conte tedesco Corrado di Landau. Un vasto programma ristretto in due giornate fortunatamente assolate, che hanno garantito l’arrivo di più di un migliaio di visitatori provenienti da tutta Italia. In programma anche la battaglia notturna tra i campi medievali, svoltasi nella serata di sabato, dove i figuranti attraverso marce e simulazioni di combattimento hanno permesso ai presenti di immergersi in un’epoca completamente diversa. I figuranti, provenienti da ogni parte dell’Europa e dell’Italia, hanno vissuto accampati nel prato dietro l’Abbazia per due giorni, seguendo rigorosamente le usanze tipiche del periodo; infatti per cenare cucinavano direttamente sui fuochi accesi con la legna e le stoviglie e i piatti venivano lavati in grandi barili pieni d’acqua. Anche gli abiti rispecchiavano meticolosamente quelli medievali, le varie armature dei cavalieri e i vestiti lunghi delle dame, particolari che hanno trasportano i visitatori in un vero museo vivente, dove osservare in diretta ed interagire con le abitudini del passato. L’abbazia di Morimondo era completamente circondata da bancarelle che vendevano ogni tipo di merce, sempre nell’ambito dell’età di mezzo, tra cui vestiti, spade e armamenti in legno. Alcuni banchetti avevano unicamente una funzione esplicativa: ad esempio, si spiegava il funzionamento delle pratiche mediche e degli strumenti sanitari quando ancora non si era sviluppata la medicina. “Per prendere il sangue – spiegava il figurante – si utilizzavano le sanguisughe, che dovevano essere esposte sulla pelle per un tempo limitato, perché esse rilasciano un coagulante che ferma la circolazione”. Numerose compagnie di figuranti svolgono queste rievocazioni proprio come una professione ufficiale: ad esempio, i falconieri che si occupano dell’addestramento dei falchi. Nel pomeriggio, soprattutto dedicati ai bambini, sono stati organizzati laboratori di miniatura, erboristeria e affreschi per ricostruire alcune mansioni dei monaci. Durante la manifestazione sono stati installati anche dei punti ristoro che, in concomitanza con la tematica della Trecentesca, proponevano pietanze tipiche del Medioevo: la locanda del Lecatund offriva salamelle e piatti tradizionali, mentre nella sala capitolare dell’Abbazia era installata la Taverna Medievale con tavoli in legno e la possibilità di degustare diverse tipologie di birra. Presenti come punto di ristorazione vi erano anche gli Alpini della sezione di Abbiategrasso, che hanno preparato più di seimila arrosticini abruzzesi, spediti direttamente dalla sezione Alpina di Villa Celiera in Abruzzo. Un evento che merita di essere visto e partecipato almeno una volta nella vita, per avere così la possibilità di staccarsi un attimo dall’odierna vita quotidiana osservando quella di un lontano passato. Ilaria Scarcella

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