ABBIATENSE – Come se non bastassero le divisioni e le baruffe politiche tra chi deve programmare e gestire l’emergenza con molti errori che, a posteriori, sono sempre più evidenti, ora in vista della riapertura, l’oggetto del contendere sono tamponi e test sierologici. I tamponi che sono considerati  l’esame sicuro per verificare se la persona è positiva , quindi contagiata e contagiosa , ora si scopre che per alcuni non lo è stato, c’è infatti chi, seppur con sintomi importanti, è risultato più volte negativo e chi sta bene da oltre 2 mesi ma risulta positivo. Il tampone inoltre, pur essendo considerato indispensabile per distinguere e tutelare chi è contagiato, quindi da monitorare e isolare, non è disponibile per tutti. Lo si reperisce ancora a fatica per penuria di reagenti, altra questione poco chiara visto che ci sono laboratori pronti a intervenire ma che non ricevono il benestare per farlo. Difficile anzi impossibile capire se c’è discrezionalità nel voler privilegiarne alcuni o se ci sono validi motivi scientifici per escluderli. Ma anche le informazioni scientifiche sono messe in dubbio da una giungla di informazioni da parte di virologi che dicono uno il contrario dell’altro. A chi dobbiamo credere? Il sindaco di Cisliano ha ribattuto all’ass. Gallera che ha dichiarato che i test fatti nel suo Comune non hanno “un valore diagnostico”che il test invece è attendibile, con una certificazione europea al 96%. Dobbiamo quindi credere che il test che Regione Lombardia metterà a disposizione sia l’unico valido per accertare una ‘patente di immunità’? Intanto a Cisliano dove sono stati eseguiti centinaia di prelievi, sono state però individuate in anticipo persone positive potenzialmente contagiose, quindi il test si è dimostrato utile per evitare un’ulteriore diffusione del virus. Nonostante il dramma che stanno vivendo gli ospiti nelle RSA e le loro famiglie, solo ora, dopo la tragica diffusione del virus, si stanno facendo i tamponi, anzi molti operatori sono ancora in attesa. E’ stato necessario far la voce grossa, politici locali e dirigenti han dovuto scrivere lettere, sollecitare più volte per riuscire ad avere i tamponi, acquistandoli di tasca loro. Intanto gli operatori sanitari che hanno lavorato a lungo senza dispositivi che garantissero sicurezza a loro e ai pazienti scoprono di essere positivi, alcuni lo hanno scoperto troppo tardi. All’Istituto Golgi sono risultati positivi 90 ospiti, 33 alla Casa di Riposo,una situazione in continua evoluzione e mentre crescono i numeri dei contagiati e si fa la conta dei morti, aumentano le domande e i dubbi. E.G.

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