L'eco della città

“Cantù”: un poliambulatorio è ancora un ospedale?

ABBIATEGRASSO – “Cronicità, continuità di cure e rete territoriale vedono specializzarsi sempre più Cuggiono e Abbiategrasso”. In queste parole è racchiuso il futuro del Cantù, esattamente quello che annunciava e faceva intuire anche se con parole scarne il POAS (Piano Organizzativo Strategico ). Un cronicario, un luogo dove continuano le cure iniziate dopo interventi in altri ospedali, vedi la Fisiatria da 12 a 18 posti letto, per la riabilitazione, senza trasferimenti importanti grazie alla vicinanza. Una medicina rivolta alla cronicità ad indirizzo diabetologico, una chirurgia che appare ridotta se “con sviluppo di attività specialistica di proctologia e chirurgia addominale”, si potenzia la Chirurgia Vascolare ovvero la struttura del Piede Diabetico, anche perché unica presente in una ASST pubblica a livello regionale. Si aprirà anche un ambulatorio di Flebologia aziendale per curare un problema cronico: la malattia varicosa che affligge il 30% della popolazione che invecchia, malattia che richiede la Chirurgia ortopedico-traumatologica che vedrà uno sviluppo della chirurgia minore, detta anche a Bassa Intensità (BIC). Agli ambulatori già presenti si affiancheranno il lunedì e giovedì mattina quelli pediatrici di allergologia ed endocrinologia, si annuncia anche l’apertura di un servizio di diagnosi prenatale del 1° trimestre come riferimento di prossimità. E infine è previsto lo sviluppo del Centro del Sonno  presso il Cantù, per la diagnosi e il trattamento dei disturbi respiratori e delle apnee notturne. Questo è tutto, può sembrare molto ma lo è davvero? Un ospedale senza un P.S. notturno con un P.S. diurno in cui, se il 118 invia sempre meno pazienti, ha sempre meno degenti, non potenzia né medicina né la chirurgia, è vocato sempre più a interventi minori fino a diventare quel poliambulatorio previsto, guarda caso da un progetto regionale che adduce la responsabilità al governo che, a sua volta, vedi gli interventi dei vari gruppi politici in questa stagione di campagna elettorale, si palleggia le responsabilità. Di fatto se si legge il Decreto Ministeriale 70  del 2015, si fatica a comprendere l’interpretazione di Regione Lombardia, per quella riorganizzazione che riguarda anche il Cantù, che invece appare avere le carte in regola per mantenere tutti i servizi, P.S. notturno compreso. L’assessore regionale alla Sanità, Gallera, ha d’altra parte invitato a “curare i pazienti a domicilio, evitando di usare il P.S. se non quando si ha veramente bisogno”. La maggior parte dei politici locali e sovralocali sembrano rispondere più a logiche di appartenenza politica, alla solita sudditanza a chi gli sta sopra, invece di unirsi alla voce degli oltre 11.000 cittadini dell’abbiatense che hanno firmato per fermare il depotenziamento dell’ospedale di riferimento, dal 1910 presidio sicuro e importante per la loro salute ora, al di là di tante parole e assicurazioni, di fatto impoverito di servizi. Siamo sicuri che quanto previsto lo renda migliore e più sicuro? Il documento integrale di ASST è disponibile sul sito: www.ecodellacitta.it. E.G.

 

 

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