ABBIATENSE – In Italia entrano in vigore nuove restrizioni annunciate domenica 25 ottobre dal premier Conte che, con un nuovo DPCM, chiede ulteriori sacrifici per tentare di arginare e salvare dal Covid. Norme che penalizzano economicamente primi fra tutti, ristoranti e bar chiusi alle 18, un nuovo lockdown per titolari di palestre, lavoratori dello spettacolo. Chiudono albergatori e sempre più penalizzato è anche il lavoro autonomo e professionale che non ha ricevuto aiuti ma ha dovuto continuare a pagare affitti, tasse, ecc, dando fondo ai propri risparmi e spesso indebitandosi. Una situazione che mette fortemente a rischio la pace sociale, che fa emergere disuguaglianze tra lavoratori autonomi e categorie più tutelate, che produce insofferenza, sfiducia, che spinge alla ribellione. E’ stato recepito come un segnale d’allarme anche la convocazione fatta dal presidente Mattarella del Consiglio Supremo di Difesa per martedì 27 ottobre così come le tensioni e le proteste che si sono già verificate a Napoli e a Milano. Segnali forti di disperazione e ribellione a chi decide regole che spesso appaiono contraddittorie e ingiuste, penalizzanti in modo particolare per commercianti e turismo, senza  per esempio, mettere mano alla riorganizzazione del trasporto pubblico, luogo critico e a rischio contagio per eccellenza. Una situazione esplosiva da nord a sud, con differenze non sostanziali e che ci riguarda tutti, ad Abbiategrasso come nelle metropoli. Essenziali distanziamento e mascherina ma mancano i controlli. Basteranno le promesse del governo, di indennizzi che dovrebbero arrivare alle categorie più colpite, entro la metà di novembre per evitare emergenze comportamentali e psicologiche gravi? Come reagiranno gli studenti sempre più “distanziati” tra loro e spinti ad usare solo il virtuale, chiusi nelle loro abitazioni, con strade e piazze che per evitare assembramenti potranno essere chiusi dalle 21, in città “spente” dalle 18? Come reagiremo alla richiesta di spostarci solo per esigenze lavorative o per motivo di salute? Come reagiremo alla chiusura di tutte le attività sportive e ricreative? Cosa comporterà tutto questo, mentre speriamo che serva a rallentare la diffusione del Covid, lo scopriremo presto. Se, come da più parti è previsto, la presenza del virus si protrarrà ancora a lungo, forse per anni, non è il caso di organizzare, per  tutti i settori, al posto di chiusure alternate a temporanee aperture, una convivenza che faccia il minor danno possibile alla salute ma che permetta anche di vivere dignitosamente? E.G.

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